18
Visualizzazione post con etichetta Paolo Barnard. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paolo Barnard. Mostra tutti i post
domenica 24 febbraio 2013
domenica 18 novembre 2012
Elsa Fornero ammette il Golpe Finanziario. Ora si apra un fascicolo d’inchiesta. Di Paolo Barnard
Voi milioni di italiani pestati a mazzate dalla riforma delle pensioni di Elsa Fornero, voi esodati, voi che avete subito, che sempre subite, voi senza voce, e voi giovani che non avete lavoro perché gli anziani sono oggi incatenati a lavorare dalle decisioni di questa lugubre sicaria dell’Economicidio italiano, voi…
Perché vi hanno fatto tutto questo? Cosa vi hanno detto? Vi hanno detto che era nell’interesse del Paese, che risparmiare attraverso i vostri sacrifici era la via dura, ma virtuosa, per ridare speranza all’Italia, che per voi ultra sessantenni significa i vostri figli, vero? Vi hanno detto questo, e voi, che a 17 anni vi riboccaste le maniche per tirarla su quest’Italia che viaggiava in 600 e aveva una sola tv in bianco e nero per condomino, anche questa volta lo farete, stringerete i denti, perché “è per i nostri figli”. Anziani, vi dicono che meno pensione è necessario per lo Stato, per tutti i cittadini, che è necessario…
Anziani, meno pensione è necessario per lo Stato, per tutti i cittadini, è necessario. Anziani, meno pensione è necessario per lo Stato, per tutti i cittadini, è necessario......
Pomeriggio del 15 novembre 2012, WorldPensionSummit ad Amsterdam, la conferenza che riunisce i colossi mondiali delle pensioni private, gente con interessi finanziari per 1.925 miliardi di dollari, millenovecentoventicinque miliardi. Cioè: solo in quella sala erano presenti una decina di gruppi privati con interessi quasi pari all'intero Prodotto Interno Lordo italiano. Sono quelli che aspettano a bocca spalancata come lo squalo bianco sotto la barca, che la barca affondi, l’Inps. Sulla barca ci siete voi, vogliono i vostri soldi, la vostra pensione, i contributi di chi lavora. E voi, torturati dalla Fornero e da quelli che a lei seguiranno, glieli darete, farete le pensioni integrative costretti a mazzate, e loro ci speculeranno sopra cifre inimmaginabili. Poi, quando uno o cento di questi gruppi esploderanno come accaduto negli USA nel 2007, milioni di voi perderanno la pensione per sempre. Ma chissenefrega, voi siete la gente, quelli che non contano.
Ok, è il pomeriggio del 15 novembre, al WorldPensionSummit prende la parola Elsa Fornero e dice che
I cambiamenti portati dalla riforma delle pensioni del governo Monti erano necessari per compiacere i mercati finanziari, altrimenti i mercati avrebbero devastato l’Italia.
Un Ministro di un Paese, che risponde allo Stato, alla Costituzione, e al popolo sovrano, il cui dovere costituzionalmente sancito è l’interesse pubblico nello Stato, ha fatto una riforma delle pensioni per compiacere le banche, le assicurazioni, i fondi monetari, gli hedge funds, cioè i gruppi privati di speculatori dediti al profitto che, altrimenti, ci avrebbero distrutti, distrutto l’intero Paese.
Un Ministro di un Paese, che risponde allo Stato, alla Costituzione, e al popolo sovrano, il cui dovere costituzionalmente sancito è l’interesse pubblico nello Stato, NON HA FATTO un riforma delle pensioni per motivi legati all’interesse del popolo sovrano. Non è vero che la riforma Fornero è la cura economica giusta per l’Italia. Poteva essere l’abolizione nazionale del diritto di allattare i figli, non importa un accidenti, ma se la ordinavano i mercati il Ministro della Salute era costretto a sancirla.
Viviamo in un golpe finanziario. Lo Stato non esiste più, Monti e la Fornero lavorano per i mercati violando la Costituzione. Il presidente Napolitano è in coma. In centinaia di procure italiane sono state depositate denunce di cittadini esattamente su questo. Esiste un giudice degno in questo Paese? Apra un fascicolo d’inchiesta, altrimenti Silvio Berlusconi aveva ragione. Magistrati siete servi di chi?
martedì 13 novembre 2012
Perchè Monti è un criminale,spiegato a tua figlia di paolo Barnard
Perché Monti è un criminale, spiegato a tua figlia.
Cara ragazza, l’economia è tutto, perché è il motore che fa andare tutto quello che ci sostiene nella vita, dal lavoro, alle case, la scuola, la sanità, la cultura, la libertà, fare figli, progettare, persino amarsi, perché senza economia, cioè in assenza di mezzi, l’essere umano non ha più spazio per nessuna di queste cose. Ti fa specie che abbia menzionato l’amore? Prova a essere serena col tuo futuro bambino o col tuo amato se ogni santo giorno hai l’angoscia di non avere abbastanza per la casa, per curarli, per proteggerli. Impossibile.
L’economia si fa in due modi.
1) la si studia sui libri o nei congressi fra cervelloni.
2) la si usa in politica per mantenere il tuo Paese.
Mente i primi dovrebbero studiare per il beneficio del 99% di noi persone (e spesso non accade), la politica DEVE usare l’economia per il beneficio del 99% di noi persone. Punto. Zero discussione. Ok? Quanto sopra dovrebbe, in un mondo sano, essere tanto scontato quanto il fatto che l’acqua si beve. Ma no. Non è affatto così. Oggi, al contrario, l’economia dei politici serve nel 99% dei casi all’interesse dell’1%, cioè dei potenti e della finanza. Perché glielo permettiamo? Perché ci tengono nell’ignoranza di economia. Tu e le tue amiche/amici sapete che c’è la crisi, e quindi dobbiamo tutti stringere la cinghia. Lo dice il professore serio con la faccia da primario che sta a Roma. Tutti i politici annuiscono con tono greve. Ma no, è tutto falso.Non c’è una crisi. C’è un disastro creato appositamente per rubare ricchezza al 99% di noi, così che i politici possano fare nel 99% dei casi l’interesse dell’1% dei potenti, che gli garantiscono la carriera. Questa tragica truffa oggi te la spacciano per ‘l’economia’. No! Perché, cosa ancora più grave, l’ECONOMIA SANA, quella che tutelerebbe noi persone comuni fino al benessere per tutti, ESISTE! C’è eccome, e porta la firma di grandissimi studiosi di fama non solo mondiale, ma anche storica.
Attenta qui: se stiamo tutti soffrendo lo strazio della finta crisi, e se invece si potrebbe stare tutti meglio con una diversa economia, è ovvio che i politici che ci nascondono la cura sono dei delinquenti. Hai dubbi? Parla coi disoccupati; con le donne che abortiscono perché hanno perso il lavoro e non possono mantenere il bambino, pensa a che orrore avranno dentro; parla coi genitori che ogni sera arrivano a casa distrutti dal lavoro e con in tasca due soldi, che non avranno neppure la testa per parlare ai figli che cresceranno nella tensione continua e nella solitudine; parla con gli ammalati che aspettano mesi per una cura, e che poi scoprono che quell’attesa li ha condannati a morire; parla con chi ha investito tutti i sacrifici di una vita per metter su un’attività, e oggi vede questa falsa crisi distruggergliela. Magri uno di questi è tuo padre… Perché devono soffrire così se non è necessario? Non è delinquenziale questo?
Ma allora cos’è successo a quell’economia sana, così autorevole? Ce l’hanno nascosta, l’hanno fatta sparire dai libri di testo, gli intellettuali temono a parlarne, perché i padroni delle loro carriere gli toglierebbero fama e incarichi. I politici idem. Ma nel frattempo milioni di noi soffrono inutilmente. Orribile.
Bene. Oggi un tal Mario Monti è il capo del tuo governo. Ed è in prima fila a nasconderci l’economia sana, mentre fa di tutto per distruggere quel poco di economia che ancora ci rimane. Già questo è un delitto. Ma più precisamente, ecco perché Monti è un criminale.
RAGIONE UNO.
Art. 1. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Ok. Il capo del tuo governo è il funzionario PUBBLICO numero uno dell’Italia. Ok. Facciamo uno più uno:
1 La massima legge del Paese dice che il lavoro è tutto
+
1 Monti sta facendo di tutto per distruggere il lavoro: Monti lo precarizza sempre più; Monti ci tassa le attività a morte e questo causa licenziamenti in massa; Monti taglia la spesa di Stato, gli stipendi pubblici e le pensioni, e questo impoverisce tutti, ma se siamo più poveri compriamo di meno, se compriamo di meno le aziende o i negozi non vendono, sono costretti a licenziare e non assumono; di nuovo mazzate al lavoro.
=
Monti lavora violando la massima legge italiana nel suo articolo numero 1. Monti è un criminale costituzionale. Gravissimo.
RAGIONE 2
Gli studiosi dell’economia sana, e ripeto, sono grandi nomi mondiali dell’economia, hanno sancito che il danno più distruttivo in assoluto per l’economia di una nazione si chiama disoccupazione. Chi non lavora non solo costa allo Stato un sacco di soldi inutili, ma è proprio ricchezza perduta, gettata nella discarica. Immagina questo esempio: un bellissimo campo ha prodotto un oceano di fragole, pesche, ciliegie, patate, mirtilli, grano, uva… occorrono 1000 uomini per raccogliere tutto e offrirlo a noi persone. Ma 400 di questi uomini non lavorano, cioè, i politici NON LI FANNO LAVORARE. Il 40% di tutto quel ben di Dio rimarrà quindi nel campo sotto al sole a seccare e a marcire. Allucinante, inaccettabile. Cioè: i disoccupati sono ricchezza reale sottratta alla società, ricchezza che potrebbe arrivarci, ma è invece buttata via. Ok.
La disoccupazione può, raramente, essere causata da problemi genuini, ma quasi sempre è… sì, incredibile a dirsi, è il frutto dell’uso di quell’economia distruttiva, di cui Mario Monti è il primo paladino in Italia. Puoi quindi immaginare che Monti con le sue enormi tasse e i suoi tagli alla spesa MANTIENE IN VITA LA DISOCCUPAZIONE DISTRUTTRICE , anche se potrebbe scegliere l’economia sana e abolire la disoccupazione del tutto. E allora…
… ti chiedo: un politico che mantiene apposta in vita questa distruzione che ci danneggia tutti, che fa soffrire milioni di persone, e che avvantaggia solo i suoi amici potenti, non è un criminale? Non è un crimine fare questo al tuo Paese quando ci sarebbe l’alternativa?
RAGIONE 3
Mario Monti sta assassinando l’economia della tua Italia per favorire i suoi patròn ideologici, che sono i mega industriali (soprattutto tedeschi) e i mega banchieri. Guarda, non ti annoio qui con i dati di cosa è successo in questi mesi e che provano senza dubbio quanto ho detto. Ti cito solo un episodio: il mio falegname, con un’aziendina di 4 persone, ha chiesto un prestito a una banca per 30.000 euro. Lo ha fatto per non chiudere, vuole lavorare. Ma no. La banca glieli ha rifiutati. Questa banca si chiama Monte dei Paschi di Siena, famosa. E’ intervenuto Monti? No. Potrebbe intervenire? Certo! La politica fa le leggi e può costringere le banche ad aiutare noi persone comuni. Poi cosa è accaduto? Che un giorno è stato proprio questo Monte dei Paschi di Siena ad avere bisogno di soldi, ma tanti eh? Sai quanti? Due miliardi di euro… sì, hai capito bene. E cosa ha fatto Monti? Glieli ha dati subito, come no?! Sai cosa avrebbe risposto questo Monti al mio falegname, e a tutti i poveri italiani come lui, se gli avesse chiesto i 30 mila? Questo: “No! Lo Stato deve fare ordine nei conti, ci dispiace, abbiamo le casse vuote”. Infatti questo sta dicendo Monti a tutti noi lavoratori, agli ammalati in difficoltà, ai genitori senza casa, ai disoccupati, ai pensionati minimi, ecc. Dobbiamo soffrire e zitti. Ma poi ci sono subito due miliardi per il suo amico banchiere, sull’unghia, e non solo per lui, anche per gli altri banchieri. E questo non è criminale? Ragazza: questo sta ammazzando la tua economia, e senza di essa tu non sei più protetta, non hai più diritti.
RAGIONE 4
La durezza delle privazioni economiche e la paura per il futuro che queste generano nelle persone, possono giocare bruttissimi scherzi alla società, veramente orribili. A scuola hai sicuramente studiato il nazismo. Come è nata una simile aberrazione storica? Come fece quell’ometto insignificante di Hitler a trasformare quello che era un gruppetto di sparuti fanatici in un regime che ha distrutto l’Europa? Risposta: le Austerità.
No, non è affatto una boutade. Oggi tu sai che Monti e i suoi complici della tecnocrazia europea stanno distruggendo passo dopo passo il nostro benessere con queste politiche economiche chiamate Austerità. Come detto sopra, esse impoveriscono severamente milioni di persone per il beneficio di una elite, creano crisi, le crisi creano paura e ansia nella gente. Accadde proprio questo, seppur su scala molto più ampia, con la Germania sconfitta nella Prima Guerra Mondiale. I Paese vincitori, che oggi nell’Eurozona sono i Paesi del nord, ebbero il potere col Trattato di Versailles di imporre Austerità feroci alla Germania, per obbligarla a ripagare i suoi debiti di guerra. Oggi ce le impongono per farci ripagare altri debiti, che oltre tutto non sono neppure veri debiti, ma lasciamo stare. Nel caso della Germania del 1919, l’errore tragico non fu nel pretendere un compenso per i danni che aveva causato, ma fu di pretendere dai tedeschi sacrifici assurdi per le riparazioni di guerra. Li spremettero come schiavi, al punto che uno dei più grandi economisti della Storia, John Maynard Keynes, scrisse a quel tempo un’opera celebre dove denunciava le Austerità contro la Germania come eccessive e crudeli. Risultato: Hitler compare sulla scena e catalizza la disperazione e la paura dei tedeschi, promette salvezza e… milioni di cittadini terrorizzati dalle privazioni gli si buttano dietro. Il Nazismo.
“Esagerato!!” dirai. Un cavolo. Sai cosa è successo in Grecia alle ultime elezioni? I greci alla disperazione propria a causa delle Austerità del club di politici europei amici di Monti hanno eletto in parlamento un partito apertamente… neo-nazista. Ma ti rendi conto? Ma ti pareva possibile una cosa simile nel mondo civile del terzo millennio? Ecco cosa accade ad esasperare la povera gente con le Austerità, e nel nome di una economia truffa al servizio dei poteri finanziari. Nell’Italia in crisi ed esasperata abbiamo già forze pronte a raccogliere la disperazione e la paura di tanti per imporre soluzioni anti democratiche, odio e violenza. Si tratta di forze che in un’economia sana al servizio del 99% di noi sarebbero ignorate da tutti, ma oggi, nel clima d’incertezza e di privazione causato da Monti, stanno drizzando la loro brutta testa.
Monti quindi sta sospingendo l’Italia verso una disgregazione democratica gravissima, un vero crimine contro lo sforzo che questo Paese ha fatto per ritagliarsi una civiltà moderna dopo il fascismo. Ricordati: Monti è il Presidente del Consiglio di una nazione pacifica, e ne sta avvelenando la fibra democratica con conseguenze gravissime. Anche questo è un crimine.
Ho spiegato abbastanza? Forse no. Allora questo: la Mafia è criminale no? Certo che sì. Può la Mafia , che è criminale, attentare all’articolo 1 della nostra Costituzione? Può creare milioni di disoccupati e distruggere l’economia? Può causare il crollo dei redditi milioni di lavoratori e di anziani? Può sospingere gli italiani verso derive autoritarie fascistoidi in accordo coi maggiori politici europei? No, non può. Monti e i suoi partner lo stanno facendo. Allora come possiamo dire che la Mafia è criminale e che Mario Monti e i suoi amici speculatori non lo sono? Ciao, tuo PB
lunedì 15 ottobre 2012
Draghi costringerà Monti a chiedere il "salvataggio",cioè renderci tutti schiavi.ecco come. di Paolo Barnard
Riassunto in sintesi: la BCE di Draghi può obbligare Monti a sottoporre l’Italia alle schiavitù (pro elites di speculatori) che vengono con i ‘salvataggi’ dei fondi salva Stati, semplicemente chiudendo i rubinetti alle banche italiane a piacimento da un giorno all’altro. Questo causerebbe il collasso del sistema economico privato italiano, la bancarotta del Paese e la nostra fine all’inferno. E la BCE lo farà, l’ha già fatto.
Premesse:
- I fondi salva Stati dell’Eurozona, EFSF e MES, sono i fondi d’emergenza a cui gli Stati a rischio d’insolvenza possono chiedere aiuto. Il problema, semplificando, è che chi si rivolge a questi fondi deve però sottoscrivere delle clausole (Memorandums of Understanding) dove si obbliga da quel momento a cedere ogni sovranità di governo in ambito economico alla Troika di Commissione UE, BCE, e Fondo Monetario. A divenire cioè pupazzi imbelli come la Grecia o come l’Irlanda oggi, con conseguenze orribili per i diritti e i redditi delle famiglie e delle aziende nazionali, emasculazione dei Parlamenti, devastazioni sociali, ecc.
- Sono mesi che Mario Monti o il suo scherano Grilli insistono che l’Italia non dovrà assolutamente far ricorso a quei fondi ‘rendi-schiavi’. Bugie, come spiego sotto.
- Le banche di quasi tutti i Paesi dell’Eurozona dipendono oggi ormai interamente dagli esborsi della BCE di Draghi (i LTRO) per sopravvivere, dato che sono tutte tecnicamente fallite da un pezzo, per svariati motivi, fra cui la loro indecente passata scelleratezza. Questo dà a Draghi un potere immenso oggi in Eurozona. Ma si faccia attenzione per capire meglio quanto dirò sotto: quando la BCE concede finanziamenti alle banche (LTRO appunto), pretende in cambio delle contropartite chiamate assets. Se no i soldi non arrivano. Non è vero che la BCE concede miliardi alle banche a gratis, deve sempre avere contropartite. Ora, è ovvio che se la BCE giudica quelle contropartite inadeguate e le rifiuta, la banca rimane a secco. Ok?
Bene. La BCE si è di recente dotata di un pezzo di legislazione interna che si chiama Struttura di Controllo del Rischio, che dà il potere alla Banca diretta da Draghi di giudicare qualsiasi contropartita bancaria (gli assets) inaccettabile, a sua esclusiva discrezione. Ecco cosa accadrà all’Italia:
La Troika (come già il Fondo Monetario sta facendo in queste ore) insisterà che l’Italia si affidi d’urgenza ai fondi salva Stati EFSF e MES. Monti farà la scenetta del “No! Non ne abbiamo bisogno”. Draghi manderà alle maggiori banche italiane una circolare dove si legge che “in virtù di quanto sancito dalla Struttura di Controllo del Rischio, ahimè, gli asset in contropartita che le banche italiane ci offrono per i finanziamenti dalla BCE sono divenuti inaccettabilii. Ergo, no soldi”. La banche si attaccheranno disperate al telefono e in 5 minuti Monti saprà che l’intero sistema bancario Italiano è a un passo dal crollo in stile 1929, cioè l’apocalisse economica e il panico per le strade. Al sesto minuto Monti farà sapere alla stampa che l’Italia ha accettato l’aiuto dei fondi salva Stati. Saremo servi, impotenti, delegittimati, senza più una sovranità neppure di facciata come oggi.
Ipotesi? Solo allarmate ipotesi? Per la cronaca: come credete che sia avvenuta la resa di Irlanda (2010) e Spagna (5/2012) agli aiuti dell’EFSF e della Troika rispettivamente? Esattamente come descritto sopra. Né Irlanda né Spagna erano realmente al collasso bancario, vi erano vie d’uscita, ma ahimè non gradite agli speculatori e ai ‘rentiers’ che controllano i colletti bianchi di BCE e FMI. Ergo, le hanno ricattate e rese schiave.
Sabato a Rimini, con Mosler, Parguez e Forstater, vi spieghiamo come difenderci, con potenza e autorevolezza. Dovremmo essere là in 7-8 milioni di adulti italiani. Saremo 7-8 cento, se va bene. Questa è l’Italia.
giovedì 11 ottobre 2012
il Manifesto di salvezza economica nazionale di Paolo Barnard e Warren Mosler
IL MANIFESTO DI SALVEZZA ECONOMICA NAZIONALE
"NON ERAVAMO PIIGS, TORNEREMO ITALIA"
Un anticipo di Rimini e Cagliari, Ott. 2012
di Warren Mosler e Paolo Barnard
(iscrivetevi ai 2 summit, posti disponibili, qui www.paolobarnard.info)
Premessa:
Dato che la nostra economia rimane a livelli di depressione del tutto artificiosi.
Dato che la BCE offre fondi legati a condizionalità che mantengono in vita la nostra depressione economica.
Dato che la BCE non ha mostrato alcuna intenzione di ammorbidire quelle condizionalità.
Dato che la UE non ha mostrato alcuna intenzione di ridurre la disoccupazione ammorbidendo i limiti ai deficit di bilancio nazionali dettati da Maastricht.
Dato che la UE e la BCE hanno mancato di riconoscere il ruolo dei Deficit Positivi per sostenere la piena occupazione, la produzione aziendale e i risparmi.
Dato che l’inflazione da eccesso di domanda non è un pericolo finché la produzione non si riduce drammaticamente.
Dato che noi consideriamo le politiche che deliberatamente sostengono livelli alti di disoccupazione un crimine contro l’umanità.
Dato che le presenti politiche della UE e della BCE necessariamente manterranno la disoccupazione elevata e ridurranno i termini reali degli scambi commerciali.
Dato che i Trattati fondanti dell’Eurozona che hanno drasticamente limitato le nostre sovranità non furono mai sottoposti a un’analisi indipendente, né al consenso democratico dei cittadini.
Dato che l’intera struttura dei poteri sovranazionali della UE si fonda sulle inapplicabili ideologie Neoclassiche e Neoliberiste che necessariamente escludono qualsiasi possibilità di piena occupazione sostenibile, cioè di “Finanza Funzionale” per i popoli.
Dato che è ora chiaro che le politiche di Austerità di Mario Monti hanno fatto precipitare il Paese nella recessione, che sta divenendo piena depressione economica, attraverso uno sforzo che si fonda su teorie inapplicabili, ma anche su un preciso piano di spoliazione del bene comune a favore di pochi.
Dato tutto ciò, noi i cittadini della Repubblica Italiana chiediamo:
Il ritorno alla nostra moneta sovrana, con cui creare politiche che porteranno il governo a promuovere azioni al servizio del pubblico, includendo:
Il recupero della piena sovranità democratica controllata sempre dal volere popolare;
Il sostegno alla piena occupazione su base permanente;
Il sostegno alle aziende italiane creando le condizioni per l’aumento di domanda;
La fornitura di sostegno pieno agli anziani, ai giovani, agli infermi, ai disabili in modo da farci sentire fieri di essere italiani, ovvero fieri del nostro Stato Sociale;
Assicurare i conti correnti bancari e limitare la funzione bancaria al servizio dei sistemi di pagamento, al servizio dei correntisti, e alla fornitura di prestiti al servizio della collettività;
Eliminare il pagamento governativo degli interessi attraverso la creazione di un sistema di fondi a zero rischio e a tassi zero, in coordinamento con la Banca d’Italia.
Etichette:
democrazia,
euro,
Paolo Barnard,
sovranità,
UE,
Warren Mosler
lunedì 8 ottobre 2012
Paolo Barnard e la grande lezione che viene dalla Calabria. Per tutti noi. di Sergio Di Cori Modigliani
Paolo Barnard e la grande lezione che viene dalla Calabria. Per tutti noi.
di Sergio Di Cori Modigliani
Due o tre cose sul vento che cambia.
Più d’una volta ho sottolineato il fatto che questo blog fa propaganda, e riconfermo l’assunto.
Non faccio propaganda a un partito, ad un’ideologia, che rappresentano uno specifico interesse, faccio “propaganda passionale esistenziale” a tutto ciò che, sulla base dei miei strumenti, volta per volta identifico e interpreto come meritevole del mio investimento di passione civica, di energia mentale, di divulgazione intellettuale. Il fine è di fornire -a chi mi legge- un modesto contributo per andare a costruire l’unico fronte rivoluzionario italiano che a me, in questo momento, davvero interessa: quello della “rivolta esistenziale delle coscienze contro la cupola mediatica e contro la dittatura dell’oligarchia finanziaria planetaria, al fine di sviluppare nei miei concittadini italiani un salto di consapevolezza interiore che porti ad una assunzione di responsabilità in proprio di ogni italiano adulto, per formarsi interiormente di quella necessaria forza d’acciaio spirituale, culturale, psicologica e civile che faccia saltare questo sistema immondo di sfruttamento, oppressione, annientamento della libertà pensante, avvilimento dell’imprenditoria individuale, espoliazione costante della ricchezza; un sistema che produce sbandamento, caos emotivo, depressione affettiva, annullamento della volontà, nel nome di principi, regole e dispositivi, che nulla hanno a che fare con i desideri e i bisogni autentici della cittadinanza e il cui unico scopo consiste nel mantenere lo status quo a difesa dei privilegi di una casta medioevale che sta facendo affossare la nazione”.
Questo è il mio pensiero, questa è il mio obiettivo, questa è la mia strategia culturale. Poiché considero Machiavelli un pensatore scarso e banale, oltre che grande responsabile delle tossine nel dna culturale italiano (non a caso amato dal potere) la mia intera struttura pensante si basa sulla negazione politica del principio “il fine giustifica i mezzi” e sull’applicazione, invece, dell’assunto “per una nuova politica di progresso sociale equo e sostenibile, per una rivolta esistenziale che consenta l’evoluzione della collettività aiutandoci tutti a crescere come soggetti adulti e pensanti, è fondamentale applicare la regola tale per cui il mezzo e il fine devono sempre corrispondere, devono essere sempre in linea con saldi principi etici e morali”.
Oltre a bocciare Machiavelli per la banale sciocchezza delle sue piatte argomentazioni (ben altra cosa quelle del grande Guicciardini) ci aggiungo anche l’abbattimento di alcuni proverbi divenuti, oggi in Italia, molto pericolosi e fuorvianti perché hanno prodotto la genesi del clientelismo mafioso, come ad es.: “il nemico del mio nemico è mio amico”.
Falso.
Questo blog opta, invece, per la modificazione proposta e offerta a suo tempo da Mao Tze Dong, il quale di rivoluzioni davvero se ne intendeva, avendola pensata, voluta, organizzata, gestita. Ma soprattutto vinta (ed è ciò che conta nella Storia). Nel suo libretto rosso sosteneva, con saggezza cinese “quando il nemico mi applaude e vuole allearsi con me per un suo motivo tattico, allora vuol dire che è arrivato per me il momento di fermarmi, di interrogarmi, di pensare, di meditare. Perché se il mio nemico mi vuole sostenere, allora vuol dire che sono andato a finire sulla strada sbagliata. Poiché io combatto per la liberazione del popolo cinese dalla millenaria schiavitù perpetrata da un’oligarchia criminale di sfruttatori, il mio nemico deve essere spaventato sempre alla sola idea che io esista. Perché la rivoluzione non è un pranzo di gala. La rivoluzione non è un invito a nozze. La rivoluzione non è una vacanza estiva. La rivoluzione è un atto politico attraverso il quale una classe dominata e subalterna rovescia la classe dominante, l’abbatte, e istituisce un nuovo potere diverso, originale”.
La sua argomentazione ha un sapore forse obsoleto che va senz’altro storicizzato.
Ma a me piace il Senso che ne posso trarre, perché serve ad apprendere ciò di cui noi tutti abbiamo bisogno oggi: orientamento, bussole di navigazione, punti di riferimento solidi.
E’ il motivo per cui in diversi post precedenti ho sentito l’esigenza di chiarire la mia ferma distanza – all’interno della mia ferma opposizione alle politiche liberiste europee anti-sociali- dal fascismo sostantivo e, soprattutto, dal fascismo comportamentale (aggettivo). Chiarendo che sarà sempre il nemico della Cultura, della Libertà e del Progresso, e quindi mio nemico. Per mia fortuna, quei post hanno avuto il successo che speravo: ho ricevuto lettere di minacce, pubbliche, in privato, su facebook, dove in alcuni casi si prospettava l’idea di infilarmi in un forno. Se gli amici di Storace vogliono infilarmi in un forno, mi sono detto, posso andare avanti tranquillo, vuol dire che sto ancora sulla strada giusta.
A dimostrazione del pericolo attualmente in corso: pensare che destra e sinistra non esistano più, che “le banche” siano il vero nemico e quindi chi odia le banche è mio amico e fratello. Non è così e non è vero.
Le ideologie sono tramontate, questo sì. Ma le idee no.
Se oggi i giovani vivono in uno stato di sbandamento perché immersi in un vuoto culturale perenne, è perché la produzione di idee viene ancora combattuta, vilipesa, censurata. In mancanza di idee, prevalgono slogan, parole d’ordine e armi di distrazione di massa. Come ben diceva il grandioso autore italiano Ennio Flaiano ”a vent’anni ero anarchico, a quaranta ho capito che essere anarchici ed essere davvero eversivi, in un paese come l’Italia, vuol dire invece chiedere, volere, e pretendere il rispetto e l’applicazione delle leggi dello Stato a salvaguardia dello Stato di Diritto”. Per il sottoscritto, il nemico principale, in Italia, rimane la criminalità organizzata, chi la sostiene, chi l’appoggia, chi si compromette con le varie mafie. Di conseguenza, diventa un nemico del popolo la classe politica e governativa che ha impedito, impedisce e seguiterà ad impedire il controllo totale dei bilanci, la trasparenza, il controllo sugli investimenti in attività speculative, l’esenzione dalle tasse, l’elusione di fondi statali coperti dal segreto occulto delle fondazioni, la nomina di funzionari, dirigenti e amministratori delle banche attraverso malleverie politiche e clientele politiche. Le banche finiscono per diventare degli autentici centri di strozzinaggio legale perché esiste un sistema politico che consente loro di non considerare le imprese produttive un legittimo referente, bensì di considerare come propri legittimi referenti i burocrati funzionari di partito che gestiscono quindi i fondi statali a fini clientelari, impedendo la circolazione della moneta presso i ceti produttivi attivi, ingessando il sistema che diventa così auto-referenziale: i partiti corrotti nominano i consigli di amministrazione delle banche, e appoggiano un governo che fa avere dalla BCE miliardi di euro alle banche che poi ritornano (attraverso le fondazioni che le presiedono) al partito di cui il presidente è in quota. Un’altra parte dei fondi ottenuti dallo stato finisce per ritornare allo stato non sotto forma di tasse (le fondazioni sono esenti da tasse; in Italia le banche non pagano più le tasse) bensì sotto forma di acquisto di bpt al mercato secondario, per far rispettare il pareggio di bilancio. Quindi si crea un giro asfissiante e mortale per cui lo Stato si indebita con se stesso alimentando le banche occupate dai clientes e dalla criminalità organizzata. Si tratta di un volgare trucco contabile, di una vera truffa. La moneta finisce così per circolare all’interno di un circuito che esclude i soggetti produttivi. Quindi, il mio nemico “non è lo Stato” e “non è l’Europa”, bensì “questo Stato mafioso” e “questa Europa mafiosa”.
Non comprendere questo, vuol dire, non avere un progetto politico, sociale, esistenziale.
A me, invece, interessa il progetto alternativo, non le parole d’ordine. A me interessa cambiare l’assetto sociale e restituire alla cittadinanza il Senso della propria esistenza come soggetto produttivo autonomo.
Questa era una necessaria premessa.
E adesso veniamo ai diversi punti del post di oggi.
Gira un vento nuovo per l’Italia, come confermato da più parti e da più persone.
E’ un vento tiepido, silenzioso, sotterraneo, che è un autentico sintomo rivoluzionario di un iniziale profondo e radicale cambiamento delle coscienze collettive.
Questo vento viene dal meridione, e vi invito ad andare a leggere i commenti di lettori meridionali comparsi su questo blog negli ultimi giorni per averne il sentore.
Il meridione comincia a muoversi eccome. Non si tratta di un partito, non si tratta di un movimento, di una organizzazione, di una entità specifica. Per questo vale di più. Da Catania, Palermo, Crotone, Cosenza, Taranto, Benevento, Caserta, arrivano forti segnali di presa d’atto e di coscienza individuale che si stanno manifestando in termini operativi, pratici. C’è chi comincia, con fatica, entusiasmo, sacrificio, in alcuni casi vera e propria abnegazione, a organizzarsi con micro-imprese locali che rifiutano la logica delle mafie locali ma allo stesso tempo rifiutano anche la logica clientelare partitico-statalista. I meridionali stanno iniziando a operare una furibonda rivoluzione esistenziale perché stanno tentando di creare “una realtà alternativa”. Hanno lo svantaggio di operare in un territorio dove ancora la presenza criminale è molto forte ed è reale, e ne sono consapevoli. Hanno lo svantaggio di non poter contare su grandi capitali né su referenti attendibili, perché i partiti politici (nessuno escluso, e quando dico nessuno, intendo dire nessuno) negli anni e nei decenni hanno finito per intervenire nel territorio e sul territorio scendendo a patti e compromessi con la mafia locale, e quindi sono ormai caratterialmente e strutturalmente incapaci e inabili nel riuscire anche “soltanto a pensare” a una qualsivoglia attività che presupponga il non coinvolgimento del malaffare. Hanno il grande vantaggio (che i settentrionali non hanno) di aver alchemizzato nelle ultime quattro generazioni la costante, criminale e asfissiante presenza delle mafie locali che li ha portati a capire (e quindi comprendere dentro di sé) che la mafia produce sempre e soltanto miseria. Non si tratta soltanto di un fatto etico. E’ un fatto soprattutto economico. Le mafie affamano, depauperizzano, espoliano. E nel meridione la gente l’ha capito. Ma non perché qualcuno glie lo ha spiegato alla tivvù o perché è venuto il Dott. Ingroia o Caselli o Fava sotto elezioni a ricordarglielo. L’hanno capito perché l’hanno pagato con la memoria collettiva sulla loro pelle, perché sono stati testimoni muti, sofferenti e spaventati, per 60 lunghi anni, di ciò che le mafie facevano e di ciò che facevano i partiti i cui funzionari si accordavano con tali mafie. Oggi, la situazione sta cambiando. Tanti e diversi segnali ci stanno annunciando (e la considero una splendida notizia rivoluzionaria che induce davvero a un forte ottimismo) che da quelle parti il cambiamento è già iniziato.
E’ un vento invisibile proprio perché, in quanto originale e diverso, non cerca, non vuole e non ha bisogno di visibilità. E’ un vento, purtroppo, per il momento, inutile per il resto d’Italia perché non aiuterà la barca nazionale. Il vento soffia ed è autentico, ma la barca Italia ha le vele ammainate, e quindi è irrilevante che il vento soffi o meno. Ma c’è. E ci riguarda tutti. E bisogna alzare le antenne, e parlarne, poco a poco, con calma e senza retorica, perché a mio avviso si tratta della prima e vera rivoluzione culturale italiana che comincia a verificarsi in questo paese. E come tale, è diversa ed è originale. Ed è quindi post-movimentista (nel senso che rispetto all’attuale avanguardia calabrese e campana, tanto per fare un esempio, il M5S risulta vecchio e superato) è trasversale, composto da individualità forti, e devo dire dotato di una invidiabile “cultura esistenziale dell’alternativa”. Non indossano divise, non seguono nessuno, perché la loro originalità consiste nel fatto che hanno scelto di seguire la propria coscienza e la propria creatività prendendo atto di muoversi nel deserto totale, con una disoccupazione reale intorno al 50%, che tocca punte del 75% per quanto riguarda il genere femminile. E’ la nuova generazione di chi ha accettato di vivere la condizione di esule in patria e stanno avendo il coraggio di trasformare la nostalgia in utopia. Sono i nuovi emigranti dell’Italia che cerca di cambiare. Gente che da Crotone emigra a Crotone. Da Siracusa emigra a Siracusa. Da Cosenza va a Cosenza. Perché si sono spostati nella loro geografia interiore. I segnali vengono dappertutto e sono reali e non c’è nessun marpione al silicio che possa andare lì a cavalcarli perché sono incalvacabili: perché loro neppure sono. Nel regno del Paradosso della Surrealtà, cominciano a manifestare la loro libertà nel loro essere nel nulla che c’è. Per dirla proprio tutta: hanno capito che la macchina s’è definitivamente rotta, sono scesi dall’automobile e se ne vanno a piedi per la loro strada, male che va fanno ginnastica.
Non è una realtà da sottovalutare. Non esistono link. Non esistono nomi. Non esistono neppure luoghi definibili. Come direbbe l’artista visivo Stefano Davidson “è l’apoteosi del NON, è il luogo dove l’essenza si manifesta nella NON apparenza”. Ma sono. E sono vivi.
Senz’altro molto più vivi dei senesi, dei varesotti e dei riminesi dove hanno sede diversi ricchissimi centri propulsivi finanziari completamente permeati dal consociativismo partitico-mafioso di cui, quelli in buona fede, non sono consapevoli. Nel settentrione stanno davvero all’età della pietra: non sanno neppure che si muovono nel territorio della nuova criminalità organizzata e quindi non sono in grado di attuare le necessarie misure di costruzione di anticorpi. Nel meridione oggi c’è l’unica novità evolutiva dell’Italia che non vuole cambiare ed è sbandata. Non è certo un caso che la personalità, in questo momento, più illuminata, più propositiva, meno compromessa della Confindustria, sia l’imprenditore Ivan Lo Bello, due giorni fa invitato a Lamezia Terme dal PD, dove si è recato e, davanti a un impallidito Pierluigi Bersani, che stava già con il pallottoliere contavoti in mano, ha ben spiegato che “non interessa più a nessuno nel meridione la consueta danza di alleanze dubbie con soggetti criminosi, e il PD non può non prendere atto che deve assumersi le sue responsabilità per aver appoggiato in Sicilia un individuo davvero deprecabile come l’ex presidente Lombardo; deve spiegare perché lo ha fatto e comprendere la nuova realtà nella quale ci stiamo muovendo”.
L’aspetto a mio avviso positivo è che non ne parlino i media mainstream. Del NON è impossibile parlarne. Non può essere neppure visto, se uno non ha certi occhi.
Alla fine di luglio di quest’anno, a Reggio Calabria, nel corso di un mini festival locale delle arti (nient’affatto reclamizzato) è arrivato il nostro grande Riccardo Muti, un grande artista, un uomo di solito schivo, discreto. Ha partecipato con entusiasmo a quella manifestazione con un bellissimo discorso che iniziava “sono orgoglioso di essere un terrone” spiegando che stava toccando con mano ciò che sta succedendo al Sud. Ha valore perché non si tratta di eventi, non si tratta di mode. Si comincia a manifestare una “diversa modalità essenziale dell’esistenza”: è da qui che parte la rivoluzione italiana. Merita più di una riflessione.
Proprio perché da diversi mesi seguo con grandissima curiosità i segni di questa nuova realtà esistente nel meridione, ero rimasto molto colpito, in modo positivo, dal fatto che si volesse portare la MMT in Calabria, ma ero anche molto perplesso nel vedere che si voleva partecipare a cuor allegro a una kermesse gestita, sponsorizzata e sovvenzionata dalla classe politica meridionale compromessa con la mafia locale, con i più importanti esponenti già inquisiti nonché tuttora indagati dalla magistratura. Il post odierno scritto da Paolo Barnard ha fatto dirottare di 180 gradi l’intera vicenda, aprendo però un fronte sul quale sarebbe bello, oltre che profittevole per tutti, partecipare in un confronto costruttivo. Barnard ha candidamente ammesso di non sapere chi fosse Scoppelliti e ha emesso il seguente comunicato:
Ho licenziato dalla lista dei relatori, e da future collaborazioni con me in Italia, Stephanie Kelton, Marshall Auerback e James Galbraith, per gravi violazioni di ordine deontologico ed etico. Costoro, assieme agli altri MMT Bill Black e Pavlina Tcherneva, hanno accettato di offrire il prestigio accademico della MMT al Presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti (e ad alcuni suoi faccendieri diffamatori e amici di massoni in seconda). Scopelliti è un politico pluri inquisito, gravato da una condanna in primo grado, e da altri seri problemi giudiziari, come ampiamente riportato dagli atti e dalla cronaca, che io colpevolmente ignoravo o sottovalutavo. Mi sono ravveduto, in fretta. Ritengo infatti che se la MMT viene portata in pompa magna, e pubblicamente, a dar lustro a un politico così legalmente compromesso, si rischia la fine della sua credibilità in Italia, di tutto il mio lavoro di tre anni, e di quello di chi ha faticato con me, con un danno tragico al beneficio che la MMT può offrire a questo Paese in crisi disperata. La MMT può e deve andare come consulenza a (quasi) chiunque la richieda,ma non come marchio di prestigio pubblico di un politico o di un partito, meno che meno di quelli indagati o condannati. Significa bollarla e squalificarla per tutto il resto della cittadinanza. I miei ex relatori Kelton, Auerback e Galbraith, con Black e Tcherneva, non hanno avuto alcuna remora nella loro scelta, devastante, e ciò che più m’indigna è che nel loro Paese – dove per molto meno qualsiasi personaggio pubblico viene distrutto nella reputazione – essi non si sarebbero neppure sognati di compiere una simile scelleratezza. Fra l’altro trovo comico (e indecente), mi si permetta, che il prode criminologo Bill Black siederà pacioso a fianco di un politico già condannato e pluri indagato. In ogni caso essi non posseggono più da questo momento i requisiti di trasparenza ed etica necessari a contribuire a ciò che io, e chi lavora con me, stiamo cercando di costruire in Italia con la MMT. A noi rimangono Warren Mosler, Alain Parguez e Mathew Forstater, un team eccezionale.
Esprimo subito la mia opinione al riguardo: la trovo nobile e coraggiosa da parte di Barnard, e gli fa onore.
Allo stesso tempo, però, apre, inevitabilmente una serie di dovute considerazioni proprio sul movimento dei giovani della MMT. Con questa dichiarazione, Barnard ammette di essere stato, diciamo così, ingannato, non avendo lui informazioni adeguate. E va benissimo. Contemporaneamente questo vuol dire che lui non segue ciò che accade in Italia, e neppure quelli della MMT seguono ciò che accade in Italia, altrimenti avrebbero capito subito come stavano le cose. Il che dimostra l’inutilità di qualsivoglia teoria economica se non è seguita, accompagnata, strutturata, sostenuta e preceduta da una corposa e adeguata formazione culturale e politica. Le stesse identiche persone che fino a due giorni fa erano totem intoccabili, considerate come vere e proprie divinità in grado di diffondere il Nuovo Verbo della Verità (Barnard la chiama addirittura “Salva Vita”, mi auguro per tutti che sia auto-ironico) personalità che sono state presentate come la massima eccellenza sul pianeta, all’improvviso, con un comunicato, vengono identificate come persone eticamente abbiette, e cancellate dal panorama intellettuale. Capisco lo sconcerto. Il problema è un altro, che io avevo posto qualche tempo fa, ma è stato impossibile anche interloquire, perché il problema (il problema c’è eccome se c’è) consiste proprio nell’aver abdicato alla Cultura, nell’aver rinunciato al Progetto Politico, e nell’aver costruito una neo-religione dogmatica con persone come la Kelton che in patria sono considerate dei modesti docenti provinciali, completamente privi di qualsivoglia capacità e pertinenza culturale (se non una specifica competenza tecnica e tecnicistica quella davvero molto molto americana) che non sanno nulla dell’Italia, dell’Europa, del complesso modo di produzione italiano; persone che neppure fanno attività politica, e vanno dove li chiamano purchè paghino. Tutto qui.
Tradotto, questo vuol dire, lo esprimo con fiera chiarezza “se invece di esserci il già condannato Scoppelliti ci fosse stato invece un onesto amministratore, le stesse persone avrebbero seguitato a essere divinità intoccabili e tutti li avrebbero ascoltati a bocca aperta”.
Quindi le cose sono due: o il movimento della MMT fa un salto ed entra nella realtà, comprende che è una entità politica e che una entità politica in Italia non può non rendersi conto di che cosa vuol dire andare a fare un convegno finanziato da istituzioni corrotte in Calabria, oppure va dove vuole, dove la invitano, dove la chiamano, insistendo in un atteggiamento dogmatico privo di critica costruttiva e di progetto culturale. Se non altro per non sbandare ancora di più e non trovarsi delusi. Quando si costruisce una illusione, si sa ciò che può accadere. Passare da un’illusione a un’altra illusione non cambierà neppure di un grammo la realtà italiana.
La svolta, secondo me, consiste nel cambiare pattern, uscendo anche da questo asfissiante provincialismo xenofilo italiano, per cui “la salvezza” viene sempre dall’esterno, il Verbo ce l’ha sempre uno straniero, possibilmente made in Usa, con annesso il brand e il marketing. Il cambiamento è situato da un’altra parte e non esistono scorciatoie di comodo. Non è che alla religione montiana di T.I.N.A. si risponde con una religione opposta. Le religioni sono tutte uguali, in quanto religioni.
La svolta sta nel laicismo.
La svolta sta nel recupero della grande tradizione italiana per compiere e realizzare la necessaria rivoluzione culturale (di cui l’economia è soltanto un aspetto tecnico parziale) per costruire tutti insieme il cambiamento.
La svolta non sta nel cercare nuovi dei dopo il dio Berlusconi o il dio Monti.
La svolta sta nel cercare “il divino che è dentro ciascuno di noi” e volere il laicismo nel sociale.
Il meridione sta cambiando proprio perché lì hanno deciso e stanno scegliendo ogni giorno di non credere più a nessun dogma, nessuna promessa, nessuno specchietto per le allodole.
Le rivoluzioni non si esportano.
Tantomeno le si importano.
Chi va in giro a caccia di nuovi dei, deve mettere in bilancio l’idea di poter essere deluso perché ha scelto deliberatamente di credere in una illusione.
Ripropongo, quindi, la domanda (per quelli della MMt davvero oscena visto come reagirono in maniera convulsa quando la posi a suo tempo) che è dettata da comune buon Senso: “voi davvero pensate che in Italia non esista, in questo momento, nessun soggetto politico attivo, nessun pensatore, nessun economista, nessun intellettuale, in grado di fornire elementi utili per il cambiamento?”.
Prima della svolta di oggi (cioè il comunicato di Barnard) mi dissero di no.
Ripostulo, quindi, la domanda.
E vi suggerisco (non è una divinità, ma è un intellettuale economista italiano, tra l’altro molto ma molto più stimato nelle sedi competenti di quelli americani) che si chiama Sergio Cesaratto; vi consiglio di andare a dare un’occhiata a un e-book da lui presentato due giorni fa che si chiama “Oltre l’austerità” e che contiene all’interno prospettive e dibattiti forniti dal contributo di ben 50 valenti economisti italiani e di cui, qui di seguito, vi propongo un breve brano che ha la particolarità di essere laico, e di rappresentare una delle tante modalità di fornire una prospettiva culturale e politica.
Ecco il testo che trovate dovunque in rete:
SERGIO CESARATTO – Crisi, cambiare la diagnosi per cambiare la cura
Cosa proponiamo? Crediamo che in primo luogo la sinistra dovrebbe assumere di fronte al paese l’impegno a perseguire i propri obiettivi storici che sono la piena occupazione e la giustizia sociale nel nostro paese – ai quali non si può piegare nessun altro mal riposto ideale, quello europeista “a prescindere”, tanto per dare un esempio a caso. Sebbene con qualche punto di domanda, un’Europa federale quale quella sopra evocata è un traguardo di lungo periodo per cui battersi. Nel breve periodo, un obiettivo europeo della stabilizzazione del rapporto debito pubblico/Pil accompagnato dalla garanzia illimitata della BCE a ridurre i tassi sui titoli sovrani ai livelli pre-crisi consentirebbe politiche fiscali espansive (due conti del droghiere lo dimostrano). Questa politica sarebbe compresa dai mercati e approvata dal mondo intero. E’ urgente che ci si batta già da ora per questo obiettivo.
La ragione ci suggerisce che i motivi economici e politici per propugnare queste idee in Europa non mancherebbero: solo per questa strada l’Europa può uscire vincente dalla crisi, socialmente coesa e politicamente forte sì da poter affrontare un mondo globale in cui difendere i grandi valori della democrazia sociale. Ma con quale realismo si può ritenere che queste ragioni possano prevalere? Davvero i tedeschi accetteranno, seppur lentamente, un’Europa solidale e redistributiva in luogo di una Germania che si ritaglia il ruolo di Svizzera dell’economia globale? E per non dare solo a loro tutte le responsabilità, questa Europa neppure è desiderata dal capitalismo internazionale, nemico del pieno impiego redistributivo; e neanche dai suoi cantori nostrani (che all’unisono si sono infatti ieri riuniti in un coro pro-Monti). Ecco allora gli avversari, molteplici e formidabili, interni ed esterni. Ma allora, più coraggio nel predisporre una agenda europea più efficace e per quella ci si batta (come sostenuto oggi su l’Unità da Lanfranco Turci). Non sembrerebbe infatti vincente nei confronti dei “moderati” – la cui vacuità intellettuale è inversamente proporzionale al numero di volte in cui citano la parola “serietà” – denunciare la loro posizione supina verso l’Europa dell’austerity? Non sembrerebbe vincente rinfacciare loro l’illimitata tolleranza verso gli effetti nefasti dell’austerità su occupazione, crescita e standard di vita, sul futuro dei nostri figli e del paese? Non sembrerebbe vincente rivendicare che la salvaguardia di questi valori è la priorità della sinistra italiana, l’Europa se ci aiuta è la nostra Europa, sennò noi sapremo scegliere? Se dette da uno statista screditato queste affermazioni suonano ridicole; se dette dal leader della sinistra suonano vincenti all’interno e un monito all’Europa. Così aiuteremmo noi e l’Europa (e fatemi dire, anche l’economia globale che rischia grosso a causa dell’austerità europea).
Nessuno mai verrà a fare la rivoluzione per voi.
E non ci sarà leader che tenga.
Al massimo, possono essere ben accetti generosi fornitori di qualche bussola occasionale.
Il meridione ce lo sta insegnando a tutti noi.
Il grande cambiamento passa solo e soltanto attraverso una modificazione della propria comportamentalità individuale, ma soprattutto passa attraverso la ricerca di una verità comune, condivisibile collettivamente, che possa funzionare senza dover seguire dei, divinità, miti, icone, slogan, parole d’ordine.
La libertà di pensiero non la si acquista al mercato.
E’ un traguardo.
Le religioni sono sempre un’ottima scusa per declinare le proprie responsabilità.
Rimango un ferreo sostenitore del laicismo come motore propulsore della libertà collettiva.
Anche se, in un momento di così grave incertezza, capisco e comprendo che sia più facile, più esaltante, e più comodo, aderire a un gruppo che adora dei nuovi dei. E’ rassicurante.
Di falsi miti, il paese ne ha avuti fin sopra i capelli.
Per questo mi sto innamorando della nuova realtà meridionale.
Non ha nome. Non si vede. Non ha marca. Non si sa neppure dove sta.
Ma c’è.
Come ebbe a dire un nostro grande genio, eppur si muove.
Noi abbiamo bisogno di movimento.
Non di movimenti.
C’è ancora chi vuol credere che la Terra sia quadrata e che è fissa e immobile.
Non è così, per fortuna.
Apritevi allo spirito costruttivo laico e lasciate perdere gli dei.
L’uno vale l’altro.
P.S. Stefano Davidson è l'unico vero surrealista italiano ancora attivo. Nel 2009 ha presentato una mostra patrocinata dal Ministero per i Beni Culturali dal titolo NON, basata sul concetto tale per cui "il NON è un urlo muto che cerca di rimarcare quanto possa oggi essere vulnerabile la cultura"........in quanto il NON individua nell'assenza la grande protagonista di questo inizio di secondo millennio.
giovedì 4 ottobre 2012
Sprechi delle Regioni: il male è l’euro, prima non era un disastro.di Paolo Barnard
Nell’Italia dell’euro, cioè nel Paese dove ogni singolo centesimo speso dallo Stato o dalle amministrazioni pubbliche va restituito ai mercati di capitali privati a tassi d’usura, sia la spesa pubblica che, a maggior ragione, la spesa pubblica sprecata/rubata si traducono in crescenti tasse e tagli ai servizi per i cittadini. Per forza: uno Stato come oggi è l’Italia che non può più emettere a costo zero la propria moneta e che deve invece usare una moneta di proprietà di altri (la BCE e i mercati), non ha scelta se non quella di pescare dalla nostre tasche ciò che deve restituire. Ergo: gli spreconi/ladroni alla Fiorito, oggi con l’euro, ci fanno un danno aggiuntivo enorme, oltre a essere laidi.
Questo deve farvi capire che il reale problema degli sprechi pubblici oggi non sono gli sprechi per sé, ma il fatto che tali sprechi sono denominati in una moneta straniera per l’Italia. Infatti…
Se l’Italia fosse sovrana nella moneta, ecco cosa sarebbero gli sprechi pubblici: sarebbero un intralcio alla politica di spesa, agli indirizzi di spesa, non tanto un danno all’economia nazionale. Anzi, l’economia dopo tutto finirebbe per beneficiare anche dagli sprechi.
Primo: qualsiasi massa finanziaria pubblica sottratta illecitamente e spesa, anche se spesa in auto di lusso, ristoranti, vacanze, ville, appalti poco chiari ecc., dal momento in cui è spesa alimenta consumi, lavori, aziende, professionisti, operai, e chiunque lavori nei settori dove quei soldi sono spesi. Questo di fatto alimenta l’economia, quella che dà lavoro ai camerieri dei ristoranti, ai venditori nei concessionari d’auto, agli operai che fanno le ville, ai lavoranti dei posti di vacanza, a tutto l’indotto degli appalti ecc.
Mi si obietterà a questo punto che, anche se il danno degli sprechi in una nazione a moneta sovrana non è strettamente economico, vi sono danni derivanti dal fatto che i milioni rubati/deviati dal corrotto pubblico ufficiale sono sottratti però all’asilo nido, all’ospedale, all’assistente per gli anziani, alle strade da riparare, ad altri appalti più utili ecc. No, sbagliato. Se questo accade è solo perché lo Stato a moneta sovrana non sa fare il suo mestiere. La Modern Money Theory (MMT) ci insegna che questo tipo di Stato, come io auspicherei tornasse a essere l’Italia, può sempre e illimitatamente espandere i propri bilanci per fornire denaro a quei settori essenziali, a prescindere da quanto altro denaro i Fiorito e i Lusi o i tangentari si sono pappati a sbafo. Se non lo fa, è una scelta politica, non è colpa dei Fiorito e dei corrotti. Per esempio, il governo americano ha dilatato in pochi anni i suoi bilanci di qualcosa come quasi tutto il suo PIL (14 trilioni di dollari) per tappare proprio i buchi fatti dagli spreconi e truffatori di Wall Street. Lo ha potuto fare perché ha moneta sovrana, e non è per questo fallito, ha un’inflazione microscopica, e tassi sui suoi titoli sono ai minimi storici.
Ecco che arriviamo al vero danno degli sprechi/ruberie se ancora avessimo una moneta sovrana. Il danno starebbe solo nel fatto che l’amministratore pubblico, che devia somme importanti dalla loro destinazione sancita dalle politiche e dagli indirizzi di spesa delle autorità, appunto scardina quelle politiche e quegli indirizzi. Grave, certo, ma non un disastro sociale. Tutto qui. La Regione voleva spendere 100 soldi per i servizi, e invece nelle casse ce ne sono solo 98, o 90, oppure 87, e questo inquina le buone intenzioni degli amministratori. Poi costringe le autorità (Stato) a espandere la propria spesa a deficit per sopperire ai vuoti causati dal fatto che quel denaro invece che arrivare all’asilo nido è arrivato a un ristorante o a un hotel o a un concessionario o a una ditta edile. Ok, un po’ più di deficit (non un problema a moneta sovrana) dedicato a qualcosa di non voluto, male, ma dall’altra parte, nell’insieme di tutti i fondi sottratti e spesi, vi saranno stati più cuochi assunti, più idraulici e muratori a fare nuovi hotel o ville, più vendite di auto, più operai assunti in quel settore ecc. Infatti l’Italia della Lira sovrana, nonostante tutte le voragini della sua epica corruzione, era un Paese molto ma molto più benestante di oggi in termini relativi, ma ormai anche in termini reali. Ripeto: allora gli sprechi erano più un danno agli indirizzi sociali che al benessere sociale.
Ma se quindi un Fiorito in un’Italia a moneta sovrana dopo tutto alimenterebbe una parte dell’economia, e se le sue ruberie non sottrarrebbero nulla alla spesa sociale se rimediate dalla MMT, allora si riconferma come vero che il nostro Fiorito nell’Eurozona diviene un danno micidiale non perché ruba, ma perché c’è l’euro e non c'è la MMT. Fermo restando il peccato di etica, e la sua antipatia, per carità.
lunedì 1 ottobre 2012
Pietro Campoli? di Paolo Barnard
Chi conosce Pietro Campoli? Pochi o nessuno di voi. Lo trovate la sera da solo a giocare a bocce in una pista di un paesino della Romagna. Chi mai noterebbe uno così? Questa è l’ingiustizia della vita, poco tollerabile per me. Non dovrebbe essere lì, dovrebbe essere sulla bocca di tutti.
Lo conobbi a Quarrata in Toscana nel settembre del 2006, stava sotto il palco a riprendere un evento dove io, Beppe ‘Gormiti’ Grillo, Gherardo Colombo del pool di Mani Pulite, Alex Zanotelli, La Touche, Giancarlo Caselli e altre personalità parlavamo di giustizia. Grillo presentava, faceva lo show. Pietro Campoli filmò tutto a sue spese per un’emittente web gratuita. Per correttezza chiese a Mr ‘Gormiti’ a 5 stelle Grillo il permesso di postare la registrazione, e il bel Beppe iniziò un’arrampicata sugli specchi degna dell’Uomo Ragno per negargli il permesso. Incomprensibile vero? Forse no, se si accetta che a quel tempo il falsario genovese era tutto merchandising a pagamento, video, DVD, magliette, spettacoli ecc., cioè puro Gormiti appunto. Ricordo una della ‘belle anime’ di quell’evento, tal Vermigli, mangiare la faccia allo sbigottito Pietro Campoli che non capiva il perché del diniego di Beppe Gormiti. Io ebbi una brutta sensazione, brutta.
Da allora Pietro mi ha invitato diverse volte nel suo paesino a mangiare cose del posto, mi ha sempre coperto di generosità, ma mi ha anche rivelato il suo lavoro, quando iniziò sull’esempio dei dimenticati cronisti a 5.000 stelle Mario Guarino e Giovanni Ruggeri a scavare nelle porcherie del PD, di Santoro, di Travaglio e di come questa cricca lavorasse supina al Cavaliere in realtà.
E chi c’era seduto su una sedia circondato dalla Digos, minacciato, strattonato, schedato, a una festa dell’Unità dove parlava Massimo D’Alema? Ma lui, Pietro Campoli, che si era presentato pacificamente con un cartello che era troppo vero per il popolo di quaglie del PD, ma soprattutto troppo scomodo per l’ex stalinista convertito alle privatizzazioni selvagge di Mario Draghi e del Panfilo Britannia a suon di altrettanti panfili (oh, no! D’Alema ha la passione della vela…), a suon di inviti in posti come il Cirque d’Hiver, a sostenere il neofeudale Francois Hollande. Pietro Campoli voleva esercitare il suo diritto di cittadino garantito dalla Costituzione di fare democrazia, a momenti lo triturano di manganellate. Qualcuno lo difese? Nessuno della quaglie del PD, come detta la buona pratica stalinista.
E quando fu zittito perché aveva chiamato Santoro ‘baldracca’? Per chi non lo sa, vuol dire puttana. Mi chiedo ancora oggi perché si dovette zittire uno, Pietro, che in fondo è stato anche carino con Santoro, che è un criminale capace di nascondere nelle bugie di una sua oca di redazione la più grande e importante conferenza sulla crisi dell’Eurozona mai fatta al mondo. Qualcosa cioè che faceva la differenza fra arrivare al suicidio per cause economiche come una delle prime cause di morte anzitempo in Italia oggi, e non arrivarci.
Pietro, nessuno ti si fila, nessuno ti caga, come si dice. Ma io lo so che se anche solo lo 0,5% degli italiani fosse come te, qui splenderebbe il sole. Pietro, sei fortissimo. E per tutti i Pietro d’Italia, W voi!
mercoledì 26 settembre 2012
la politica della carenza di Paolo Barnard
La Politica della Carenza.
Io qui parlo di ciò che colpisce al cuore i diritti umani e la dignità umana riscattati dopo 5.000 anni di abietta schiavitù in Europa. E quanto segue è terribilmente importante, per chi sa capire. Non sono molti questi ultimi. Il fatto è che la stragrande maggioranza degli intellettuali sceglie di ignorare gli aspetti più micidiali della recente evoluzione storico-economica europea per un motivo, che non è sempre convenienza o asservimento a un Potere, ma è qualcosa di molto più umano: terrore. Quando posti di fronte a ricerche molto ben documentate come la mia, o, molto più autorevoli sono quelle degli studiosi che mi accompagnano, essi, gli intellettuali, si fanno prendere dal panico, un terrore incontenibile e intimo causato dal fatto che in effetti le cose stanno veramente come noi diciamo. Essi non sono equipaggiati per affrontarle, e la violenza della loro reazione – siamo complottisti, pagliacci, prezzolati, dementi ecc. – è proporzionale a quel terrore. Per voi pochi capaci di reggere la realtà, eccola.
Il saggio politico di fama mondiale più scentrato dell’epoca moderna è di certo La Fine Della Storia di Francis Fukuyama. Se c’è una cosa che si è evoluta in aspetti inediti, e agghiacciati se si vuole, negli ultimi 20 anni è proprio la Storia. Fukuyama, un Neoconservatore americano, pensò che col crollo dell’Unione Sovietica la partita della Storia fosse stata vinta del capitalismo del libero mercato, quello dei consumi in veste democratica, e che in effetti non vi sarebbe stata altra significativa evoluzione. A parte l’aver clamorosamente mancato il cosiddetto Scontro della Civiltà (Samuel P. Huntington) insorto dopo la nascita dell’islamismo radicale negli tardi anni ‘80, Fukuyama non ha saputo vedere quale abisso di oscurantismo si stava aprendo in Europa, che avrebbe portato all’attuale Eurozona e alla crisi di cui tutti siamo preda. Questo, credo con quasi certezza, è accaduto perché l’intellettuale americano vive in quella parte del mondo, e come quasi tutti gli americani non capisce niente di Europa, proprio non ce la fanno a capirci.
Lascio Francis, di cui ci interessa poco, e vengo al punto. Ciò che tutti voi state osservando come crisi dell’euro, crescente disoccupazione, pressione per aumentare la produttività diminuendo i redditi, tagli alle spese sociali e aumenti delle tasse, fallimenti aziendali a catena, montante insicurezza economica, crescente e inaudita povertà, perdita di sovranità di Stati e parlamenti – le Austerità in altre parole – non è altro che la veste attuale di un’evoluzione micidiale del Vecchio Continente che io chiamo la Politica della Carenza. Essa trova le sue radici nel lavoro di uomini legati a doppia mandata al Vaticano negli anni ’30, e oggi è fermamente nelle mani dell’Opus Dei e dei maggiori ‘rentiers’ europei, coi favori vaticani non troppo distanti, anche se traballanti (vedi la corrente gesuita). La Politica della Carenza è un mostro, di gran lunga peggiore del fascismo, perché essa ha compiuto il prodigio dell’essere supinamente accettata da 27 Stati sovrani e da milioni di persone senza necessitare l’uso di armi o di squadre della morte, e i danni che sta portando sono immensamente superiori al fascismo (si pensi solo che le perdite finanziarie della disoccupazione negli ultimi 20 anni superano quelle di tutte le guerre della Storia). Infine, mentre le dittature erano facilmente identificabili e quindi colpibili, la Politica della Carenza no, anzi, è vista e propagandata come virtù economica. E la gente ci casca.
Ma cos’è esattamente? Come ho scritto nel mio saggio Il Più Grande Crimine 2011, dopo l’avvento della democrazia e dopo il conseguente riscatto di enormi masse verso un’esistenza più agiata ma soprattutto tutelata da diritti, l’obiettivo primario delle elites finanziarie e grandi industriali (Neomercantili), e in particolare dei ‘rentiers’ europei – cioè gli apparati di potere che per ‘diritto divino’ estraevano immense ricchezze dal lavoro altrui – fu uno solo: tornare a sottomettere quelle masse immense di esseri umani che, da poco più che mandrie di semi-animali totalmente asservite ai lussi dei ‘rentiers’, avevano acquisito istruzione, diritti, e soprattutto avevano assaggiato l’agio dei consumi. Questo, i ‘rentiers’, non l’accettarono mai, perché è ovvio che se la persona acquisisce i mezzi per rivendicare una fetta della ricchezza comune, e se queste persone divengono centinaia di milioni, la fetta di ricchezza che non andrà più ai ‘rentiers’ è enorme, e a loro questo non andò mai giù. Non solo: questi cittadini erano divenuti ‘arroganti’, ardivano reclamare sempre più diritti con sempre maggiori risorse, e i ‘rentiers’ si chiesero allarmati “ma di questo passo che ne sarà di noi?”. Non solo: il Vaticano vide sciami di fedeli staccarsi dai suoi ignobili ricatti superstiziosi, quindi dal suo controllo, proprio perché quelle persone stavano acquisendo una sicurezza economica e un’istruzione superiori al passato. Era finita l’epoca in cui la parola del parroco, e non di rado il suo diritto assoluto a stuprare le figlie del contadino/bracciante, erano la condicio sine qua non per l’assunzione di quell’uomo presso il latifondista, cioè la sottomissione in schiavitù di milioni di famiglie alla Chiesa. Era finita l’epoca in cui l’ignoranza sorella della povertà spingeva centinaia di milioni di esseri umani a subire senza fiatare le ignobili angherie della vampiresche elites benedette dal diritto divino sancito dai Papi.
Questi cambiamenti epocali a svantaggio di ‘rentiers’ e della Chiesa più retriva avevano ricevuto un impulso formidabile non solo da Illuminismo, Socialismo, Relativismo e altre correnti di pensiero europee, ma in epoca più recente anche da un’altra formidabile fucina sociale: gli Stati Uniti d’America. Negli USA il capitalismo dei consumi era divenuto un volano di una potenza incontenibile. Tutti, anche se solo vagamente, sappiamo come si sia edificato: il Sogno Americano era quello della famiglia che ha lavoro, casa, ferie, tv, shopping, svaghi, sport e che promette alle generazioni successive la medesima cosa, di più. Sappiamo che questo schermo nascondeva un’avidità mostruosa di profitti delle Corporations, una democrazia di plastica e parrucchini, e imprese coloniali intrise di sangue nel Terzo Mondo. Ma si faccia molta attenzione. Il capitalista americano doveva per necessità concedere alle masse almeno una cosa: sufficiente agio e democrazia affinché questi spendessero, oliando così una portentosa macchina di produzione, consumi e profitti. Le parole chiave sono SUFFICIENTE AGIO E DEMOCRAZIA. Esattamente ciò in cui i ‘rentiers’ e il Vaticano videro l’origine del loro incontenibile declino fra l’inizio del ‘900 e il boom del dopoguerra. Presero così ad odiare il modello americano, e a pensare a come distruggerlo qui in Europa, dove si era affermato in modo totale.
Non sto ora a riscrivere ciò che ho già pubblicato ne Il Più Grande Crimine (2011), cioè come si evolse il piano dei ‘rentiers’ e del Vaticano. Ricordo solo i passaggi principali. L’idea era dunque di riportare le masse europee a uno stato di povertà e carenza di diritti tale da ridurle alla sottomissione, quell’ordine sociale perduto ormai da decenni. Bisognava trovare il modo di costringere intere nazioni alla “singola ideologia del sacrificio” (Parguez, 2010), a una deflazione dell’economia su scala gigantesca, là dove si sarebbero ricreati gli “eserciti di riserva dei disoccupati” (Marx), con la creazione di sacche di nuova povertà su scala inaudita, e dove il mondo ideale degli economisti Neoagrari avrebbe trionfato, quel mondo dove i governi sono cartoline di rappresentanza privi di ogni potere reale, e dove non esiste la moneta nelle mani dello Stato, perché tutto si regola magicamente negli equilibri dei mercati (Ricardo, Walras, Jevons, Menger). Ecco nascere la Politica della Carenza.
Come si schiacciano milioni di persone sotto un volere e sotto interessi che esse non hanno mai votato e che le penalizzano a favore di pochi privilegiati? Con una psicosi di massa, semplice. Gli anni dal 1950 al 1989 sfornarono le psicosi del pericolo rosso sovietico, la Guerra Fredda, la strategia della tensione in Italia, poi quelle delle guerre balcaniche, poi quelle delle epidemie di massa Aids, Sars, Aviaria, Mucca Pazza ecc., poi quelle della Jihad planetaria di Al Qaida. Era nata la Politica della Paura, dove i consensi e quindi la sottomissione di intere popolazioni contro i loro reali interessi venivano ottenuti perché gli elettori, preda di ansie mediatiche, si arrendevano alla promessa di ‘protezione’ dei partiti forti. Ciò permise a diversi temi d’interesse strettamente elitario – dal complesso militare industriale, al mostro della farmaceutica, a quello della colonizzazione neoliberista dell’Est Europa, fino all’esecuzione capitale di una sfilza di diritti civili in diversi Paesi avanzati – di propagarsi con velocità fulminea sotto i nostri nasi. I ‘rentiers’ e il Vaticano capirono già dagli anni ’30 che la via più efficace per riconquistare il mondo feudale perduto – milioni di esseri umani intimoriti e indifesi per mancanza di reddito e quindi di diritti, da guidare alla sottomissione più abietta – era di creare un’altra psicosi di massa. La psicosi della crisi, di una crisi enorme, talmente travolgente da costringere alla resa anche gli Stati stessi, che quindi proclamassero l’INEVITABILITA’ della “singola ideologia del sacrificio, della deflazione dell’economia su scala gigantesca, là dove si sarebbero ricreati gli “eserciti di riserva dei disoccupati”, con la creazione di sacche di nuova povertà su scala inaudita, e dove il mondo ideale degli economisti Neoagrari avrebbe trionfato, quel mondo dove i governi sono cartoline di rappresentanza privi di ogni potere reale, e dove non esiste la moneta nelle mani dello Stato”.
Il loro lavoro di pianificazione, sempre spiegato ne Il Più Grande Crimine 2011, richiese 70 anni. Gli strumenti per creare la crisi, quella crisi immensa e travolgente, furono identificati nell’economia monetaria. Cioè: se si toglie allo Stato il potere di emettere la sua moneta; se questo Stato viene messo nelle condizioni di dover prendere in prestito la moneta dai grandi capitali privati; se si toglie alle Banche Centrali degli Stati il potere di garantire la spesa dei governi per cittadini e aziende; se si impone la regola dei pareggi di bilancio agli Stati che avevano alti debiti, lasciando così a secco tutto il settore produttivo e dei redditi; se si deregolamentano le banche e le si lascia fare truffe colossali; questo non può che innescare la disintegrazione dell’economia di quei Paesi senza possibilità di riscatto. Proprio una carneficina economica epocale, una crisi epocale. Dalla crisi, che oggi viviamo sulla nostra pelle, nasce la psicosi. Ed eccola la psicosi e la sua applicazione: la Politica della Carenza.
C’è la crisi degli spread. La crisi dell’euro. La crisi delle banche fallite, la crisi dei mercati, la crisi del debito, la crisi del deficit, la crisi non dà lavoro, la crisi distrugge aziende, la crisi abbassa gli stipendi, la crisi alza le tasse, la crisi richiede sacrifici, la crisi manda a spasso gli operai, la crisi non dà lavoro ai giovani, la crisi chiude i rubinetti dei crediti, la crisi è ovunque, la crisi non si ferma, la crisi ti fa rassegnare, la crisi non sai come prenderla, non la capisci, è più grande di te. La crisi crea CARENZA, non c’è lavoro, non c’è liquidità, non ci sono spese pubbliche, si deve risparmiare, non ci sono investimenti, non ci sono case a prezzi umani, non ci sono mutui, non ci sono crediti, non ci sono quindi consumi, non ci sono profitti per le piccole imprese, non ci sono redditi sufficienti, non ci sono alternative, non ci sono alternative! C’è carenza, e tu non ti puoi licenziare da un posto di lavoro infame a tempo determinato a 890 euro, o da un posto di lavoro infame dove ti spremono la vita umiliandoti, c’è carenza di lavoro. Non possiamo salvare dalla disoccupazione le famiglie dei lavoratori Fiat o Alcoa, e spedire al macero le rispettive aziende, con un New Deal rooseveltiano, c'è carenza nelle casse dello Stato, che non ha neppure più la sua moneta. Non puoi evitare di indebitarti per fare quella risonanza magnetica urgente, perché c’è carenza di servizi. Non puoi pagare i tuoi operai, c’è carenza di crediti. Non puoi sposarti, c’è carenza di mutui per un reddito come il tuo. Non puoi protestare, c’è carenza in casa tua e se perdi quel poco che hai sei finito. E hai paura.
Hai paura che anche quel poco che c’è può sparire. Ti dicono che devi accettare il ‘risanamento’, sai che ti fa morire, ma lo accetti per paura, perché c’è carenza, e non sai come girarti. La crisi ti assilla, e se peggiora? Ti propongono la Chemioeconomia, la accetti per paura della carenza. Ti propongono tutto e accetti tutto, lungo la una strada che tu non vedi ma che si chiama Spirale della Deflazione Economica Imposta, una spirale che porta dritti al feudalesimo dei diritti e dei redditi, la Grecia di oggi, 450 mila bambini denutriti e gente che si scalda d’inverno nell’auto dei vicini col diesel rubato dai camion. In Grecia, non a Calcutta. Ti propongono la morte delle prerogative del tuo Stato di proteggerti, e tu l’accetti, perché c’è carenza. Lo Stato stesso l’accetta, per la carenza, come accaduto alla Repubblica Italiana l’11 novembre 2011, dove la carenza di compratori dei nostri titoli di Stato, causata UNICAMENTE dall’euro, ha imposto un rovesciamento di un governo eletto e l’esautorazione di Camera e Senato.
La carenza economica ti ricatta, e se diventa come oggi un’epidemia continentale ti annienta la testa. Lo ripeto: ti obbligano ad accettare l’inimmaginabile reso plausibile. Il TUO parlamento sta seduto ad aspettare che la TUA finanziaria sia letta e approvata da gente che sta all’estero, poi e solo poi può balbettare qualcosa (Fiscal Compact). Il tuo Stato deve indebitarsi con le banche per dare miliardi a un fondo da cui gli verranno prestiti che dovrà ripagare spremendo a sangue i cittadini e le aziende… cioè dobbiamo fare un debito per comprare la mazza con cui ci spaccheranno le ginocchia (Meccanismo Europeo di Stabilità MES). Una lobby di un centinaio di ‘rentiers’ (ERT) scrive la regola secondo cui l’Italia sarà approvata dai mercati solo se i risparmi saranno trovati nella Sanità e nelle pensioni, e questa regole diventa legge italiana (Europact). Abbiamo accettato l’inimmaginabile reso plausibile perché c’è carenza. Stiamo impoverendo il Paese verso un’economia kosovara, verso il sogno dei ‘rentiers’ e del Vaticano, perché c’è carenza, e l’accettiamo perché la carenza non ci dà alternative.
Va compreso, vi prego con tutto me stesso, che quanto descritto è reale, e va ben oltre i più arditi sogni dei capitalisti Neoliberali o Neoclassici. Ciò che le elite dei ‘rentiers’ e dei servi dell’Opus Dei hanno creato in Europa è precisamente un percorso di ritorno a condizioni di tale tracollo economico da riportare milioni di persone all’abbruttimento e alla paura delle epoche feudali. La Politica della Carenza non è più Neoliberismo, è Neofeudalesimo.
Ma come sono identificabili i ‘rentiers’ esattamente? La risposta è piuttosto semplice se si volge lo sguardo al passato: i nobili, i latifondisti, gli oligarchi, e già dai primi anni del XX secolo gli speculatori finanziari. Oggi la cosa è più complessa. Scomparsi duchi e baroni, e i latifondisti delle corti borboniche, i ‘rentiers’ hanno dovuto modernizzarsi, cioè apprendere un mestiere almeno di facciata, pur sempre ricavando le loro fortune dal sudore e dalle abilità di altri. La famiglia Agnelli in Italia è un esempio. Forse i più inetti produttori di auto del mondo occidentale per quasi un secolo, sono sopravvissuti e hanno goduto di immensi privilegi grazie allo sfruttamento di generazioni di immigrati meridionali e a sussidi di denaro pubblico in quantità grottesca. Ben altri autori hanno documentato tutto ciò.
‘Rentiers’ della più tradizionale specie sono ancora i rampolli di famiglie europee di altissimo lignaggio. Probabilmente la famiglia ancora oggi più ricca di Germania è quella che discende dalla casata Thurn Und Taxis, proprietari immobiliari e terrieri da epoca feudale, con un ramo italiano di tutto rispetto. Un altro nome è quello del Visconte Etienne Davignon, di origine belga, ma notorio soprattutto perché è stato il gran cerimoniere del più segreto e controverso club di Globocrati (definizione dell’Economist) al mondo: il Bilderberg. Si legga a pagina 45 del mio Il PGC 2011 la impressionante lista di potentissimi internazionali che appartengono alla corte di Davignon. Altro nome di rilievo è quello dell’attuale presidente del Consiglio Europeo Herman Von Rompuy. Ma ve ne sono migliaia, includendo le diverse case reali ancora parassitarie in Europa. Per costoro è persino intuitivo capirlo, la crescita di blocchi di milioni di cittadini benestanti e tutelati da crescenti diritti fu, e rimane, una bestemmia al loro diritto ‘divino’ di essere le elites in controllo della ricchezza planetaria. La Politica della Carenza è vista da costoro come la penicillina dell’ordina naturale delle cose: il loro potere.
Oggi l’Italia, e l’Europa, vedono crescere coorti di banchieri ‘rentiers’, cioè affaristi i cui istituti di credito sono stra-falliti ma che godono delle rianimazioni dei gentili Mario Draghi e Mario Monti, David Cameron o Mariano Rajoy, a suon di favori miliardari per favorirne la ricapitalizzazione (cioè acquisti di quote societarie), che altrimenti sarebbe impossibile. In Italia i nomi di Monte dei Paschi e Unicredit sono in primo piano in ciò. Va compreso che queste grandi banche oggi non necessitano più dell’economia reale, quella dei redditi-consumi-produzione, poiché ricavano appunto margini enormi dalla protezione dei governi e delle Banche Centrali, possono giocare con assets finanziari assai più che con i crediti, per cui poco gli importa se il Neofeudalesimo dimezza lo standard di vita di noi cittadini e aziende.
Ma ben oltre le banche, spesso incolpate di cose inesatte, vi sono i ‘rentiers’ degli Hedge Funds, i grandi speculatori, coloro cioè che grazie a una deregolamentazione scellerata degli scambi finanziari possono oggi sedere in un ufficio e, senza neppure possedere il capitale, giocare d’azzardo sul debito pubblico di un intero Paese come l’Italia. Il meccanismo è complesso, prende il nome di Over the Counter contracts (OTC), shorting e via discorrendo, dove il ‘rentier’ prende in prestito un pezzo di debito italiano, scommette che calerà di valore, collude con tutta una serie di attori finanziari per far sì che ciò accada, e poi incassa fortune incredibili al momento buono. Non ha rischiato quasi nulla, meno che meno un proprio capitale, succhia ricchezza da noi e noi viviamo poi sulla nostra pelle il disastro degli spread e delle Austerità conseguenti (si legga pag. 64 del mio Il PGC 2011). Hedge Funds sono JP Morgan, Bridgewater, John Paulson, Soros Fund, Man Group, BlackRock, Goldman Sachs Asset Management, Blue Crest, Magnetar, Tricadia. In Italia i principali sono: Generali I.A., Azimut Capital Management, Euroimmobiliare A.I., Capitalia I.A., Intesa, Lyxor, Pioneer A.I.M., Pirelli Re Opportunities, Zenit A.I., Duemme Hedge.
Ma ‘rentiers’ sono in Italia anche i magnate dell’imprenditoria che avendo fallito miseramente in qualsiasi ambito innovativo e produttivo, schiacciati come mosche dalla bravura dei concorrenti stranieri, si sono riciclati in due settori: 1) le privatizzazioni, dove acquisiscono a prezzi stracciati grazie appunto alla Politica della Carenza blocchi interi di assets pubblici edificati col lavoro di generazioni, favoriti da criminali pubblici come Romano Prodi o Visco o Bassanini, Padoa Schioppa ecc. 2) l’acquisizione, sempre per mezzo del punto precedente, dei servizi essenziali, quelli di cui nessun essere umano può fare a meno, con strade, treni, telefonia, sanità, gas, luce, e presto anche l’acqua. Sanno che anche se la Politica della Carenza riportasse povertà semi-ottocentesche fra di noi, noi saremo comunque costretti a pagare quei servizi, a costo di mangiare una sola volta al giorno. Sono profitti garantiti per questi ‘rentiers’, che si chiamano Carlo De Benedetti, Luca C. di Montezemolo, la famiglia Benetton, Cesare Geronzi, Marco Tronchetti Provera, la famiglia Moratti, Roberto Colaninno, Corrado Passera, Leonardo Del Vecchio, Francesco Caltagirone, Antonio Angelucci, il simpatico Della Valle ecc., tutti coloro che si sono gettati qui nell’abbuffata delle privatizzazioni.
Infine, e con una portata demolitrice immensamente superiore, ‘rentier’ si può considerare la Germania stessa, che di fatto ha costruito la sua presente fortuna su altri due punti: 1) sulla gabbia dell’euro e sfruttando l’indebitamento dei noi mediterranei che gli abbiamo comprato l’ira di Dio di prodotti per 30 anni, per poi essere oggi additati come ‘mailai PIIGS’ spendaccioni. 2) sfruttando il lavoro ossessivo e sempre meno pagato di milioni di lavoratori tedeschi che con le riforme Hartz hanno ceduto alle Corporations Neomercantili della Germania una mole immane di forza lavoro tutta goduta da chiunque tranne loro, perché il frutto di essa, i prodotti, sono esportati in tutto il mondo a beneficio di altri, mentre i profitti sono solo delle Corporations. La Germania dei Neomercantili – unitamente a tutte le industrie similmente ‘rentiers’ della UE fra cui le poche italiane – ha un interesse diretto che milioni di europei vengano impoveriti drammaticamente dalla Politica della Carenza. Berlino sogna di trovare a pochi chilometri a sud di Monaco di Baviera masse di disoccupati alla disperazione pronti a lavorare per le succursali tedesche, o per le imprese italiane acquisite dalla Germania, a stipendi quasi cinesi. Sarebbe una delocalizzazione a due passi da casa e in più in un Paese, come l’Italia, o come la Spagna, dove le infrastrutture sono modernissime. Naturalmente, ai ‘rentiers’ Neomercantili non importa un accidenti se i nuovi poveri neofeudali europei smetteranno di comprargli i prodotti. I managers di queste Corporations guardano con 40 anni di lungimiranza, e sanno che i nuovi immani mercati di domani non sono qui, ma in Brasile, Cina e India. Là devono competere. Qui gli schiavi al lavoro.
Sull’Opus Dei è stato scritto e pubblicato di tutto. Trovare le prove però del loro coinvolgimento nella creazione della micidiale macchina di impoverimento sociale automatico che si chiama Eurozona è semplice: l’economista francese ed ex insider del governo Mitterrand, Prof. Alain Parguez, ha personalmente testimoniato l’appartenenza all’Opus Dei del padre creatore di tutto il disegno dell’Europa moderna, l’onnipotente Jaques Delors, che fu anche a capo della Commissione Europea dall’85 al ‘95. A questo, l’accademico parigino aggiunge: “E tutti i membri dei consigli economici del Papa sono uomini dell’Opus Dei, la maggioranza dei quali proviene dall’università Bocconi di Milano”.
La Politica della Carenza, sostengo con disperata serietà, è oggi la forza dominante di tutto ciò che voi persone conoscete come Unione Europea, come governi tecnici, come ‘risanamento’. La devastazione che essa mira a portare fra centinaia di milioni di famiglie degne e ignare ha appena ora iniziato a far sentire i propri fetidi morsi con le Austerità. Non si fermeranno davanti a nulla, a meno che quelle milioni di famiglie rompano la maledizione dell’ignoranza su cui i ‘rentiers’ contano per distruggerle e si ribellino. L’Illuminismo ci riuscì 250 anni fa. Oggi si inizia da qui:
http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=429
Iscriviti a:
Post (Atom)
